Les Folies -érotique-
   
 




Les Folies de... © m0rgause




Bellissima

©m0rgause

 

Sono qui, in questa lussuosa camera   d’albergo con l’ampia veranda   che si affaccia sul lago, oggi increspato da un vento gelido.

Il cielo è scuro, carico di nubi invernali, le montagne incombono, mi pare di sentirne il peso a rendere più  inquieta l’attesa di te.
Ora non voglio pensare, impongo il silenzio alla mente  che si pone dubbi e mi martella di “perché”.
Sono pronta come tu mi  vuoi, ne sono sicura, è bastata una tua carezza a farmelo capire.
Ora la mia pelle profuma di sandalo, è liscia e morbida al tatto.
Accavallo le gambe solo per  assaporare  il brivido d’eccitazione che mi trasmette  lo slip di seta sul fiore depilato: a momenti sembra scivolare e in altri incollarsi alle sue labbra morbide e umide.

La mia bocca sa ancora  del tuo bacio di ieri, nella mano ho stampata come una marchiatura a fuoco  il numero di questa stanza, la 237.

Nessuno sa che sono qui, il cellulare è spento, chiudendo quella porta isonorizzata ho chiuso fuori il mondo.
Del resto altalenando tra lavoro e Università riesco sempre a rubare qualche ora per me, a volte  semplicemente per restare un poco da sola, a volte per  tuffarmi nel mare  di una nuova avventura amorosa.

Ma tu non sarai solo questo, lo so già, ne sono sicura, probabilmente mi sconvolgerai la vita. ...Arriva ti prego...  e inizio a spogliarmi, in un rito propiziatorio, mentre frugo  nel cestino della frutta.
Mi sarebbe piaciuto trovare delle albicocche, nel mio immaginario le ho sempre associate al sesso, così polpose, ricche di sugo, con quel sapore aranciato di strana spezia...ma non è la stagione adatta.
Sorrido accarezzandomi un seno, non potevi saperlo.

 

O forse lo avevi indovinato ma non ti è stato possibile trovarne?
Non so come sia  successo ma in un attimo tu mi hai aperta, letta , decifrata, conquistata.

Hai annullato le mie certezze, scardinato la mia sicurezza, fatto battere il mio cuore come quello di un'adolescente  che avvampa per la prima volta.

Nuda  di fronte al grande specchio mi guardo:  cerco la conferma di essere bella, come tu mi vuoi, come mi aspetti.
Le tue mani, non riesco a smettere di pensare a loro. Nessuno mi aveva mai toccata così.

E ora  voglio godere, voglio poter urlare di piacere e di dolore come mai mi è capitato prima, tutto, voglio tutto e tu me lo darai.

La mano si attarda nella micia depilata, tenera , sul clioride già gonfio...no, sarà solo per te...

 

Sono  sdraiata sul letto, nuda, come tu mi volevi, amore, e pronta come mai fino ad ora.
Pronta a fare quello che mi hai chiesto.

Piego il foulard di seta, il tuo, quello che mi hai lasciato ieri, chiudo gli occhi e mi bendo, stringendo forte.
Cerco a tentoni le manette in alto, eccole.
Uno scatto metallico, tendo il braccio saggiando la resistenza della catenella.

Mi manca il respiro,  per un momento penso a che cosa accadrebbe se tu non venissi e io restassi qui, appesa al letto...

Una vita gettata dalla finestra,  lo scandalo nella mia gotica famiglia farebbe  saltar le coronarie a qualcuno.

 

Sorrido e mi giro, mostrando la schiena e le natiche alla porta.

Assecondo il tuo desiderio.
Pronta per te, pronta a ogni tua voglia. Mi sento bella, aperta, morbida e calda.

E sono sicura che anche  tu sarai bellissima, per me, amore mio.

 

Il fruscio della porta che si apre  tende il mio corpo come un arco...

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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Les Folies de... © Morfea77

Dans la chambre

Nervi in caverne oscure nella vampa delle tue parole
Bocca che dondola il respiro steso ad asciugarsi fra le tue gambe scoscese.
Mormorio di saliva mentre auspichi la vittoria sui miei fianchi caldi.

E la notte è il convivio di noi affamati.
Mentre ci cerchiamo con gli occhi bucati dalla luna e le labbra dipinte di sangue.
[Mentre un cannibalismo leggero compie da me a te la sua redenzione, e t'infiamma.

E le mani non fanno che pronunciare tutti gli argomenti dell'amore.]

Con lenzuola arrampicate alla voce.

[Un codice composto da pulsazioni di un rosso scuro.

I corpi vogliono esagerare.]
Mentre il mio ventre si fa cavo attendendo il tuo fiato e la mia perdita di senso.
Mentre mi sgusci di ora in ora mordendomi le guance.
Mentre io e te non siamo più dentro i nostri corpi [ma l'aria smossa da quel impegnato assassinarsi] e contemporaneamente non ci siamo mai stati così dentro.
nei cortocircuiti delle prese e delle instancabili tenerezze.
si zampilla zucchero, con la voce,

attendendo quello della massa compatta della carne.
Succosa ape che furibonda si morde le labbra socchiuse.

Graffiandosi le parole hanno il gusto di saporite notti.

Mentre sfatta mi guardi.
[Nel tuo ansimo è un certo diavolo, nel tuo corpo s'è approntato un inferno.]
Ed ora l'angelo riguadagna il paradiso con dolcezze per ricadere, di nuovo, con più violenza, nella sua estasi.
Ti chiude la voce e ti apre la bocca.
E non serve salivare parole.
Necessitiamo di curve silenziose.
A cui appenderci nell’estasi.
Nel parossismo di una notte in piena.
Nel donare all'oscurità un certo tono di rosa.

Mentre nell’argine burroso delle nostre carni il vento s’espande e la notte non riconosce identità.

Ma solo un certo gioco di pieni e vuoti.

E di urla trattenute che riempirebbero l'eco.

E’ ora impossibile essere tristi.

Perchè la notte m'avvicina agli occhi e alle tue ossa sconce.
E alle perversioni della tua accoglienza.

* photos from web



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Les Folies de... © Anake

Cose Così [di latte]


Lo stile l'eleganza
la tua figura nella mia
un cielo di legno sopra
i tuoi baci in bocca.
Lo specchio piccolo
le mani piene di latte
ti vedo danzarmi
piegata ai piedi tremo
pioggia d'un cielo altro
fra cuscini d'oro
amata e stella

Manuela


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Les Folies de... © poetanarratore

…sguardo di luce.
 
….e luce fu su questa terra dalla stella madre luce ci fu data
…e si vede ad occhio nudo :
che un’onda di energia si assorbe e si diffonde,
 da luce e di notte si copre di sole stelle
il giorno dopo mostra i suoi colori e si ammanta
 la clorofilla li raccoglie li assorbe e ne da vita…
.
…ed io mi fermo qui questa notte ,sotto questa luna piena
su questa spiaggia a passeggiare amore
a sentire dentro me il sole del mattino,
e avverto la tua presenza , in lampi di luce mi appari :
è la tua ombra che mi segue  ,abbraccia  sospiri e si dilegua…
 
…e mi cade una lacrima per l’ emozione
forse quella goccia sa di sale?
 e nell’anima mia  tutto si ribella e si lambisce
e le rose e  le calle fanno le promesse
mentre il vespro suona i suoi rintocchi…
 
…. e tra gli ombrelloni vocii di coppiette fanno nido
progetti alla rinfusa trovano un domani ,
 e mi affliggo del tanto amore in me non trova
da tempo si è spento, pietoso affonda in fondo al mare,
 e mentre che i fruscii di foglie al vento strillano dolore
 aspetto te , attese nel liquefatto sfogo della avversa vita…
 
ed io eremita per amore,nello spazio voglio volare
 tra le gambe tue affondo le mie labbra
 bacio il tuo frutto proibito , di quella rosa rossa mi disseto,
e ti sento da lontano e sarò la tua preda,
il messaggero della luce che ti porta tra i misteri …
 
… e non ti fermare donna ,vieni tra le stelle
cercami  tra gli olivi in fiore,
tra la sabbia e la calura ,vieni in me ,in questo mondo di pazzia
vieni a scacciare l’inutile malinconia,
vieni a credermi una volta ancora , fammi stupire !
indossa la sola   pelle, ti saprò vestire….
 
….e lo sguardo di luce si posa sul tuo corpo nudo
si posa nel tuo,mio sentimento ,
una pietanza che si consuma lentamente
ne fa poi sesso ed è completamento ,
ma tu sei l’angelo, il mio!
quello della luce in missione su questa terra
per dare e togliere : amare anche a chi tu non ami…
 
il poeta narratore.


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Les Folies de... © m0rgause

Quello che vorrei farti

©m0rgause

 

 Ora ti scrivo quello che ti avrei mormorato, complice la notte, se tu mi avessi telefonato, quello che vorrei farti in questo momento, se fossi con te.

Vorrei inginocchiarmi tra le tue gambe, aprirti i pantaloni, prenderti tra le labbra, lentamente, avvolgermi al tuo sesso con la lingua, prima che tu mi riempia con forza la bocca di te, accarezzarti gli inguini con mano leggera, e quando mi accorgo che stai per affondare nel piacere (sei più duro, più teso, il respiro contratto) mi alzo per affondare sul tuo sesso rigido, le cosce a rinserrarti i fianchi.
Ti voglio dentro, devi riempirmi, sono in quei giorni che io chiamo caldi,quando un uomo che mi piace diventa, per pochi attimi, solo seme da rubare; tu esplodi nel piacere ed io…

Se tu mi telefonassi ora, mentre sto scrivendo, basterebbe una tua parola a portarmi all'orgasmo, ho una morsa in fondo al ventre e la micia bagnata del tuo pensiero, amore mio...
E allora ti mando questa mail, senza correggerla.
Stai bene, ricordati della cintura delle Pleiadi e pensami.
Ti bacio tu sai dove, buona notte

Fede

 



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Les Folies de... © princess06

Jack Mancuso
 
L’inganno
 
Completamente avvolta e stordita dalla musica allucinante della stanza, Jane vorrebbe vincere il suo disgusto per la lingua di Jack che le riempie la bocca come un serpente la tana. Vorrebbe gridare, ma la voce non le esce; cerca di respingerlo e alla fine riesce a staccarlo. Negli occhi di lui un'espressione di disappunto; un lampo di violenza gli accende lo sguardo solo per un istante, poi scompare. Si alza, poi esce e torna dopo un minuto con due calici di Champagne un po’ svanito. La guarda e con un sorriso indecifrabile le dice:
- Non aver paura Jane, sarai la mia dea. Ti farò godere come mai hai goduto. Adesso spogliati!-
Poi la prende per mano in una stretta d'acciaio e la porta nella camera spoglia e severa, dove un letto di pelle nera e una lampada a piantana in carta di riso sono gli unici arredi. Rimane colpita, quasi ipnotizzata, dal mosaico del pavimento in listelli di legno chiaro intrecciati in disegni metafisici; si accorge di fissarlo con insistenza, quasi il suo sguardo volesse sfuggire a qualcosa, quando la mano di Jake che le accarezza la schiena, percorrendola lentamente dall’alto verso il basso, con piccole pressioni delle dita, la fa trasalire. Un brivido di piacere la scuote e la riporta alla realtà: a lui e alla sua richiesta. Con un gesto morbido ma deciso della mano destra, sfila l’abito da sera con la lunga scollatura a V, allontanando le spalline e facendole scivolare lungo le braccia; poi lo lascia cadere, seguendolo con un gesto languido della mano. Sotto, tranne gli slip, è completamente nuda e la luce calda della lampada le disegna i seni rendendoli ancor più tesi ed eccitanti. Rimane in piedi accanto al letto senza niente addosso, mentre lo sguardo famelico di Jack sembra penetrarla. Si avvicina e con la lingua inizia a leccarle i capezzoli che s’induriscono eccitati. Un gemito sommesso, un leggero ansimare riempie la stanza. Poi la sua lingua ingorda le lecca le areole e i capezzoli, bagnandoli copiosamente di saliva. Jane è visibilmente eccitata. Lui le ordina di spogliarsi del tutto prima di distendersi sul letto. Poi esce dalla stanza per qualche secondo, e rientra reggendo in mano un vassoio di cristallo con piccole ampolle accese, piene di cera. Lo segue con lo sguardo mentre si avvicina a lei col vassoio e ammira le ampolle che disperdono piccoli coni di fumo che aleggiano tremuli sulle fiammelle accese.
Avvicinandosi in silenzio al grande letto, le dispone agli angoli; quattro candele accese in ognuno. I vetri colorati proiettano ombre confuse sulla parete dove si appoggia il letto e contemporaneamente illuminano il corpo della donna, allungato e immobile a contatto delle lenzuola di seta color perla.
- Come stai, Jane? -
Non risponde. Un vago accenno di sorriso sulle labbra appena socchiuse maschera l’ansia che prova.
- Vorrei che tu rimanessi così, immobile … e che provassi a gustare l’estasi che ti offrirò! Sarà legata alle mani che ti esploreranno nel profondo della tua intimità. Dovrai trattenere l’orgasmo finché non sarò io a chiedertelo e a volerlo sentire colare sulla mano, o in bocca … dipende… -
Jane rimane muta, preoccupata dal pensiero che potrebbe trattarsi di ricevere altro dolore, anziché estasi e piacere. Come se lo avesse intuito, Jake la persuade che sarà piacere, esclusivamente.
Poi si siede sul letto accanto a lei, rimanendo vestito e le allarga lentamente le gambe, accarezzandone la parte interna più sensibile e delicata. Movimenti rallentati che la percorrono su e giù, per cambiare poi in moti circolari o ellittici creati dai polpastrelli delle dita.
E’ come un canto suonato su un’immaginaria tastiera alla ricerca di una melodia completa.
Lo sente avvicinarsi gradualmente al pube poi più giù, nella fessura coperta dai riccioli chiari. Le dita s’infilano fra le grandi labbra, aprendole e svelandone l’umidità, dapprima con tocchi lievi poi via via in un crescendo di palpeggiare più ardito. Poi sorride mentre la osserva nell’ansimare che le solleva il petto ritmicamente. Infine un affondo con le dita dentro, in profondità, nel buio assoluto della cavità carnosa e seguito dal roteare delle dita sulle pareti della vagina, un movimento continuo, insistente dal quale non riesce a sottrarsi.
Sta godendo ma lui le impone di non venire, non ora, deve aspettare che glielo dica lui!
Lei si trattiene ma non resiste all’istinto di muovere il bacino con un moto ondulatorio dei fianchi per accompagnare, assecondandolo, il movimento delle sue dita dentro la vagina. Quando Jake se ne accorge la rimprovera e le raccomanda ancora di rimanere immobile. Ora è stretta nel pensiero che è lui a scegliere e decidere il momento del suo piacere.


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Les Folies de... © RossogeranioG

 

Dogma

© Greta Rossogeranio

 

(Lettura adatta a un pubblico adulto)

 

 

La scrittura abita con me in un apparato un poco bizzarro.

Io e Lei.

La frase si ferma da sola.

Il racconto potrebbe finire qui.

Senza ghirlanda, né cerimoniale.

Annotato sul mio taccuino.

Punto.

 

Le vibrazioni salutari legate al ciclo della luna rossa rimangono il fertilizzante per eccellenza, quale catalizzatore di un istinto femminino percepito a cadenze periodiche.

Da questo prende forma la scenografia dei doppi.

Rimangono sempre in due: Lui e Lei.

Cerco di infilzare le emozioni in frammenti di parole sussurrate.

La punta della penna scorre…

 

…Lei sta camminando a grandi passi verso la chiesa di paese, mentre una bruma diafana si allontana alzandosi nel firmamento.

I capelli neri le scendono in disordine sulle spalle. I capezzoli dei seni sbocciano alteri e si annunciano sotto la stoffa gentile, quasi trasparente, di una consumata camicetta di seta beige.

 

La grigia caligine alleggerisce la sua oppressione.

 

Più accelera l’andatura, più si sente sciogliere nel proprio intrinseco, verso il luogo dove ogni significato e verdetto, si rivela solida definizione e fondamenta.

 

Guarda verso la scaletta dell’oratorio, con le orecchie tese d’istinto vicino la stanza di Don Lorenzo.

Il corpo sta vacillando, attento al minimo soffio ed al più stentoreo battito del cuore.

Eppure c’e’ un gran silenzio.

Il giardino di là della siepe sembra così remoto, senza echi né fragori delle risate dei bambini gioiosi che scorazzano al catechismo.

 

Davanti alla pieve incorre nell’affresco di San Francesco, che alza le braccia al cielo con lo sguardo rivolto verso l’alto.

 

La mistificazione del dogma l’ha dirottata lì.

Accelerazioni endogene condotte da fantasmi indecifrabili e sconosciuti.

 

La messa è finita e la chiesa è quasi deserta, mentre il rumore dei passi ed i bisbigli dei fedeli disseminati lungo la navata, si placano sommessamente.

Una luce fioca penetra le vetrate artistiche millefiori del soffitto e sparge molecole di colori lievi, variopinti e galleggianti. Il nulla che si fa luce.

Come una visione onirica, affusolata e sotterranea.

 

Don Lorenzo è seduto nel confessionale, impalato nei capillari sentimenti di trepidazione e schermatura.

 

Lei è l’ultima parrocchiana rimasta dentro il complesso, ed ha aspettato che gli osservanti se ne andassero, per scambiare due parole con Dio.

 

Per traslato, si è iniettata una piccola dose di scopolamina, per confessare tutto.

 

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

 

“Racconta Cara, quali sono le tue pene?”.

 

Si avverte dall’altra parte della grata, un’esalazione affannosa ed un respiro soffocato.

“Ho peccato, Padre”.

Un silenzio prolungato. Per riordinare i concetti e dare un assetto degno ed ordinato alle parole.

 

“Confidati pure senza timore”.

 

“Ho bisogno di una lente d’ingrandimento per contorcermi a dovere, in una scansione tomografica e intima che mi attanaglia. Sono sempre io la retta e la colpevole.”

 

“Spiegati meglio”.

 

“E’ come una salute che cresce e si espande, in un certo senso, simile alla marea.

Le onde sono oramai così alte, da prevedere un maremoto. Il vento accompagna i miei slanci perpetui e con uno sforzo impietoso cerco di allontanare la mia brama, dalle braccia e dalle gambe.

E’ una forza ignota e vuole portarmi via. Sono come una sirena sorpresa dalla risacca e vinta da una lucida e impenetrabile frenesia”.

 

“Non devi torturarti per queste controversie, Lui vede e ascolta”.

 

“Celebro il richiamo perché proprio la desolazione guarnisce chi è lacerato. E’ come rendermi conto della grandezza del Senso e stornarlo in mio favore, per mezzo di un desiderio nobile e legittimo che fissa in eccesso ed esubero, il mio pensiero e la condizione”.

 

“Non provare vergogna; ogni essere umano è affine alla follia delle conquiste e dei molteplici sbandamenti. Lui non usa mai epiteti offensivi, Lui perdona”.

 

“ Nello stagno addomesticato dei Sentimenti mi sveglio ogni notte senza respiro. Penso al suo ascendente e sono sempre in emergenza. Trabocco di energia accavallando le gambe e sfregandole in un certo modo. Non ho pace e mi rifugio occultandomi in quest’angolo basso e privato.

Il mio santuario coronato di ninnoli e dita fresche”.

 

“Mia Cara, non può esserci sessualità senz’anima, nelle ragioni del cuore le interazioni flessuose confidenziali, sono legittime e sacre”.

 

“Vede Padre, mi sento come un jolly impazzito in una scomposta partita a carte. Continuo a puntare il premio, ripromettendomi che è l’ultima volta. E non è mai così.

Mi sfioro leggermente lo spiraglio con la piuma leggera di pavone. Sprofondo l’indice curato con forza risoluta, con la sua fedina di serpente ad anelli concentrici.

Le mie mani inseguono la penna d’Oro e cacciano la cappella d’Angelo.

 

“Che posso fare per te, dimmi?”.

 

“Io mi moltiplico e prolifero da sola. Non c’e’ un solo posto e un modo per me.

Il mio nome è coniugato con l’ubiquità”.

 

“Devi essere più chiara, Donna, io sono un uomo semplice”.

 

“Ho continue fantasie, Padre. Vaniloqui. Contrazioni cloniche insostenibili”.

 

“Raccontami meglio, così comprendo”.

 

Il proponimento sta prendendo lucidità e coerenza, come un film che ritorna a scorrere dopo un guasto alla pellicola.

 

“Ecco Padre, mi vedo nuda sul letto.

Lui mi hai spiegato prima cosa vuole.

Mi ha imposto di mettermi in ginocchio con i gomiti ben piantati.

Gli occhi bendati ed a gambe aperte.

Vuole che mi eccito da sola sapendolo nascosto tra le pieghe delle tende, nella penombra.

Posso toccarmi, usare qualche gingillo, nutrirmi del mio stesso piacere.

Desidera che impazzisca, che gli implori di sorprendermi.

Ma non con le sue mani.

Vuol vedermi morire perché devo combattere con me stessa e con il prodotto che ho dentro.

Poi mi ordina di sfilarlo, millimetro per millimetro. Sento tutte le nervature, sta sopraggiungendo il delirio.

Gli parlo, scongiuro che sono la sua puttana, la sua prigioniera.

Vuol sentire i miei lemmi strozzati di piacere, tallona i miei vaneggiamenti.

Poi ordina di fermarmi.

Io devo continuare a sfregarmi per scoprirlo, per farlo uscire dal sipario e manipolarlo piano.

Sta guardandomi il viso ormai stravolto e vuole che lo supplichi.

Aspetta la mia disposizione travagliata per sprofondarmi dentro ed aprirmi come meglio crede, toccare il fondo, il midollo del mio corpo.

Mi sta facendo impazzire.

Io voglio andargli incontro, prendermi da sola quello che mi sta negando.

Sento il suo comando concitato a muovermi più in fretta, più vigorosamente.

Non ne posso più, voglio che mi prenda, mi trafigga sino a farmi male.

Padre, ho bisogno un aiuto”.

 

“Io non ho mai mancato alla mia vocazione”.

 

Non resisto e mi avvicino al letto, aspirando come un animale l’aroma poroso che trasuda dal tuo corpo.

Sfilo la tunica e mi chino su di te.

Comincio a baciarti delicatamente, attaccandomi ai bottoni pieni dei tuoi seni.

Ti aggrappi stremata, quando sento il tuo ventre connettersi con il mio membro eretto.

Stai per divampare allacciata ai nostri organi.

Non c’è nient’altro al mondo che può esistere, in questo momento.

Mi sposto di lato e raccolgo tra le dita il tuo sesso.

Poco a poco, lentamente.

I tuoi gemiti aumentano, si moltiplicano.

Le falangi sfregano la tumescenza e non riesco più a contenermi.

Ti giro adagio e divarico le cosce, abbracciandoti con forza.

Hai alzato i fianchi e trattieni l’impeto in scioltezza.

Salgo sopra di te e mi prendo il pene in mano, conducendolo piano piano tra le tue labbra frementi. Con delicatezza.

Voglio finire.

 

Senti l’organo entrarti dentro e con la bocca succosa gridi di piacere.

Un urlo che ha tutto d’umano e niente di triviale.

Inizi a muoverti dondolando avanti e indietro.

Con accento regolare.

Lentamente, poi sempre più forte, più veloce.

Vuoi questa delizia che ti arrivi fino al cuore, fino alla punta delle dita, fino al midollo dell’ossatura.

Sferro l’ultimo colpo possente e deciso, per purgare il nostro estatico dogma.

 

“Adesso siamo acquietati”.

“Sì, Padre”.

 

Si torna ai primordi della rivelazione.

 

“Io voglio essere un uomo ed un sacerdote”sussurra tenendo gli occhi socchiusi e giungendo le mani in preghiera.

 

Ricorda gli anni di seminario, il sacrificio dei tormenti della carne e la ricerca forsennata nelle viscere di qualsiasi materia viva, per dare sollievo alla smania dell’eccessivo calore.

I compagni s’incontravano in gran segreto nei bagni.

Ma lui no, scegliendo d’appartenere a coloro che soffrono e spasimano.

Come un tritone sbattuto in una barriera frangiflutti.

 

“ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

 

Don Lorenzo esce dal tempio e una raffica di vento gli gela il volto e le mani.

Si passa la lingua sulle labbra e s’incammina lungo il marciapiede, con passo ambiguo ed incerto, come un convalescente che ha appena lasciato una casa di cura dopo una lunga infermità.

 

Lei si avvicina all’altare.

Accende un cero sull’imponente candelabro e sente il fuoco, ancora, oltrepassarle l’asse vertebrale.

S’inginocchia in fretta e stringe le gambe.

Il suo fluido sgorga ad ondate lente, come una sirena che ha di nuovo riguadagnato il mare aperto.

 

Assolta e libera…

 

Voglio sempre scrivere un racconto che s’ingarbuglia da solo, ingombrante nella sua fondatezza verso la direzione assurda di uno spirito libero e di una parola indicibile che spesso cade, con tutto il suo peso e la sua consistenza.

Come la mia penna, in questo istante.

Senza una particolare vocazione.

Come un’esegeta che soverchia l’inerranza.

Io e la mia storia.

 

Il racconto finisce qui.

Punto.

 



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Les Folies de... © arwen2007

Eros per caso



Leggera mi sfiora la tua mano

mi percorre, delinea i confini dell’Io,

accarezza, stringe, si insinua.

Mi ascolto e tremo e mi contraggo,

è veloce il battito del cuore,

è veloce il respiro che muore in gola,

esplode infine.

Bagnata mi sfiora la tua mano.

 

 



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